Raul Albiol :”Napoli,tornerò quando tutto questo sarà finito”.

Raul Albiol

L’ex difensore del Napoli, Raul Albiol, in esclusiva , ha parlato dell’emergenza Covid-19 dei due paesi a lui cari: “Spagna e Italia, è una guerra: lottiamo uniti”.

Il calciatore spagnolo ex Napoli, Raul Albiol, ceduto al Villareal definitivamente a luglio 2019, in esclusiva , ha raccontato di questo periodo buio che l’Europa sta attraversando : Italia e Spagna sono i Paesi più colpiti e in difficoltà: e sì, dobbiamo restare uniti e andare avanti mano nella mano. Tutti noi. Tutto il mondo contro questo casino». 

La sua vita, come quella di tantissime persone nel mondo, in questo momento è sospesa, poche le anime in giro se non medici e infermieri, forze dell’ordine:  «Sì, puoi andare a fare la spesa, ma personalmente non sono mai uscito. Mai in tre settimane». Giusto un po’ d’aria in giardino e poi gli allenamenti studiati dal preparatore del Villarreal, la sua nuova squadra dopo sei anni e sei stagioni con il Napoli.

Allan lo chiamava el Patron sia per celebrarne il carisma, sia per scherzare un po’ sulla serie televisiva dedicata a Pablo Escobar, e tutti oggi lo ricordano come un grandissimo difensore, uno dei più rimpianti. «Napoli manca anche a me, a mia moglie e ai miei figli: quando questo casino finirà, perché finirà, torneremo».

Di seguito l’intervista integrale a Raul Albiol:

In vacanza, intende.
«Sì, a trovare gli amici: mi manca Lello, un fratello più che un amico. Mi mancano i compagni. Mi mancano Mario, il portiere del palazzo in cui abitavo, e tante altre persone. Sa cosa?».

Cosa.
«In realtà io e la mia famiglia saremmo dovuti venire in questo periodo. Tra marzo e aprile. Approfittando di una pausa delle scuole».

E invece è andata così, bisogna difendere se stessi e gli altri: surreale, vero?
«E’ incredibile quello che sta capitando, una cosa nuova per tutti. Un colpo durissimo: si vive male, con enorme tristezza e lontani dai familiari e dalle persone care. E si contano i morti, si combatte con la paura. Si piange».

Lei ha mai pianto?
«Sì, è capitato ascoltando le esperienze della gente che non conosci e guardando le immagini trasmesse dalla Spagna, dall’Italia, dalla Cina. Tutto il mondo è unito nella sofferenza. E la sofferenza fa male».

L’Italia e la Spagna sono i Paesi maggiormente colpiti dal Covid- 19.
«Tante persone sono contagiate e tante sono morte. E stanno morendo. Voi siete due settimane avanti, ma ora anche qui le terapie intensive sono in sofferenza e negli ospedali mancano attrezzature, respiratori e mascherine. Attendiamo aiuti proprio come voi».

Lei possiede una mascherina?


«No. Né io, né la mia famiglia. Ma siamo chiusi in casa, speriamo al sicuro, al contrario dei medici, degli infermieri e del personale sanitario che lavora senza sosta e combatte ogni giorno per aiutare tutti noi. Per recuperare i malati, per alleviare le sofferenze di chi sta male o addirittura malissimo. Dobbiamo aiutarli e sostenerli in ogni modo possibile. Bisogna restare uniti e, ripeto, soprattutto aspettare in casa che finisca questa specie di guerra biologica: è l’unico modo per dare una mano a loro e anche alle persone più anziane e maggiormente esposte ai rischi. Personalmente non vedo i miei genitori da un mese, ma stanno bene e mi basta questo».

Conosce persone contagiate?
«Sì, ma per fortuna stanno abbastanza bene. Ho letto anche di Pepe Reina, ma non l’ho ancora sentito».

Ha mai parlato con Hamsik? Lui vive la Cina.
«No, non ancora. Parlo invece con Callejon, Fabian, Ospina, Koulibaly e Allan. Con i terapisti. I vecchi amici del Napoli».

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