Napoli Calcio. L’allenatore del Napoli festeggia i 60 anni e fissa i primi obiettivi per il futuro.

Napoli Calcio. L’allenatore Ancelotti, pronto per la seconda stagione sulla panchina del Napoli, festeggia i 60 anni tracciando un bilancio del primo anno e fissando nuovi obiettivi per il futuro: “Primo anno in azzurro di transizione, ora siamo pronti a colpire. SarriJuve? Lui è un professionista e a volte il mestiere ti porta a fare scelte che disorientano. Il tempo aggiusta tutto” .

Carlo Ancelotti si è raccontato al Corriere dello Sport in occasione di un compleanno speciale, parlando da Vancouver, in Canada, dove si trova in vacanza. Dopo il secondo posto nello scorso campionato, nel mirino c’è già la prossima stagione: “Quest’anno sono pronto con la fionda, è tirata e pronta a colpireè il suo manifesto, a rafforzare un concetto già espresso ad agosto 2018, quando presentandosi in ritiro aveva spiegato di non essere tornato in Italia “per pettinare le bambole“.

Napoli Calcio. I primi 12 mesi con il Napoli hanno permesso di consolidare il rapporto con uno staff giovane:

Fino a dicembre la squadra è andata benissimo, se in Champions non avessimo trovato il Liverpool nel girone saremmo passati tranquillamente. Alla ripresa qualcuno è calato e soltanto nella fase finale ci siamo ritrovati. Il primo anno è stato di transizione. Mio figlio Davide rappresenta la voce critica, forse anche per via della confidenza che abbiamo. Ascolto lui e tutti i miei collaboratori“.

Consapevole che “il calcio cambia in continuazione, non puoi mai fermarti“. Il 4-4-2 resta il modulo di riferimento: “Quest’anno abbiamo fatto cose nuove, penso alla costruzione da dietro con tre o con due centrali – le parole dell’allenatore – il 4-4-2 è un sistema che permette di coprire molto meglio il campo, migliora in prevalenza l’aspetto difensivo. I cambiamenti in difesa? È vero, i movimenti sono cambiati, ma non perché sia mancata la disponibilità dei calciatori. Non bisogna trascurare il fatto che ha pesato molto la lunga assenza di Albiol“.

A livello offensivo, invece, il primo Napoli di Ancelotti è stato molto più fluido:

A volte abbiamo fatto il 3-1-5-1, altre il 2-3-4-1. Con il 4-3-3 hai poca densità offensiva centralmente, spesso il centravanti si trova in uno contro 2“.

Sarri-Juve? Capisco che qualcuno la viva male”

Il legame tra Sarri e i napoletani è stato molto forte, così come la sua adesione al progetto e alla napoletanità – spiega Ancelotti – È comprensibile che qualcuno lo viva male, ma Sarri è un professionista e a volte il mestiere ti porta a fare scelte che disorientano. Il tempo aggiusta tutto“. E aiuta anche a tracciare ricordi e paragoni. Come quello tra l’esperienza napoletana e il biennio al Bayern Monaco: “Lì è mancato il dirigente di mezzo, il filtro, il rapporto era diretto col presidente – ricorda Ancelotti – al Napoli Giuntoli non si fa mai mancare, e se non c’è lui c’è Pompilio. Giuntoli ha una preparazione a prova di quiz, sa tutto di tutti. Un giorno per metterlo alla prova gli chiesi di un centrocampista turco di terza serie. Beh, mi spiegò anche quante volte andava in bagno“.

Scavando nel passato, emergono anche gli amici conosciuti nel mondo del calcio:

Conti, Pruzzo, Maldini, Gattuso, Filippo Galli, Donadoni. Bruno Conti era il mio compagno di stanza, a quei tempi non c’era internet, i rapporti si sviluppavano naturalmente. Si cementava il gruppo, il ritiro era uno momento di aggregazione. Oggi in ritiro i giocatori si isolano, stanno da soli”. I maestri in panchina, invece, fanno parte di un ristretto quanto pregiato elenco: “Liedholm si prese cura di me. Mi aveva voluto lui, mi insegnò un sacco di cose, anche a stare al mondo – racconta Ancelotti – Prima di lui Giorgio Visconti, il mio allenatore negli allievi del Parma, e Bruno Mora.

I suoi racconti uno spettacolo, diciamo che fuori dal campo era un discoletto, ma sul campo era un maestro: mi insegnò a muovermi, a fare delle scelte. Fino ad Arrigo Sacchi, il numero uno. Non mollava mai e ancora oggi non molla, è sempre prodigo di consigli, dopo ogni partita arriva la sua telefonata. ‘Carlo, l’esterno stava un po’ troppo largo’. Ma l’esterno era Ronaldo, Arrigo, lascialo largo, lascialo stare dov’è. Per lui non esiste Ronaldo o un altro, un esterno è un esterno e deve rispettare il copione“. Potrebbe interessarti anche: Dybala, un ruolo da protagonista in Coppa America

(fonte: Skysport)