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L’infanzia di Cristiano Ronaldo. Dietro il suo sorriso …

L'infanzia di Cristiano Ronaldo. Dietro il suo sorriso ...

L’infanzia di Cristiano Ronaldo. Noi tutti siamo abituati a vedere il campione sempre sorridente, ma dietro quel sorriso si cela qualcosa di molto triste. Abbiamo pensato di raccontarvi la storia dell’infanzia di Cristiano Ronaldo passo dopo passo. Seguici sul nostro sito mainsport.it

L’infanzia di Cristiano Ronaldo e il rapporto con la famiglia.

Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro nacque all’ospedale Cruz de Carvalho alle 10:20 del 5 febbraio 1985. Era il quarto figlio (quello imprevisto) di una cuoca di una scuola elementare e di un giardiniere del comune di Funchal, che lo chiamò Ronaldo perché era un fan dell’attore e presidente degli Stati Uniti d’America, Ronald Reagan. Dal battesimo era già chiaro che il calcio sarebbe stato decisivo nella sua vita. Il padre, che lavorava part-time come magazziniere per la squadra di Funchal Andorinha, aveva chiesto all’allora capitano ed ex giocatore del Nacional Fernando Barros Sousa, di essere il padrino di Ronaldo.

Cristiano Ronaldo nasce in una famiglia molto povera, non aveva giocattoli ( solo un pallone e delle macchinine), viveva in una casa fatta di assi di legno e mattoni nemmeno verniciata, con un tetto e le pareti coperte da lamiere per tappare i buchi da cui in inverno entravano pioggia e freddo. Cristiano giocava nel Nacional e gli allenatori avevano chiesto di parlare con i suoi genitori perché preoccupati per la sua salute. Lo vedevano troppo magro, dicevano che mangiava male e per un bambino di 11 anni era troppo magro. Alla fine di ogni allenamento gli davano zuppe calde, panini prima di rimandarlo a casa.

Ronaldo è sempre stato un pessimo alunno, a scuola saltava le lezioni, scappava dagli insegnanti e mentiva ai genitori sui brutti voti e sui compiti a casa. Il padre era raramente a casa e la madre non si preoccupava dei problemi scolastici del figlio. Nonostante i capelli lunghi, i vestiti sporchi e i denti storti, non era un cattivo ragazzo. Il suo soprannome era “piagnucolone” per le scenate che faceva ogni volta che perdeva una partita con l’Andorinha, squadra in cui il padre era riuscito a mettere una buona parola per farlo giocare. I vicini odiavano i suoi genitori, che gli permettevano di passare le notti a calciare un pallone selle pareti o a sfondare i vetri delle altre case, per poi scappare e dare la colpa ad altri bambini. Continua … Cristiano Ronaldo parte II


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