Juventus, dopo l’annuncio dato dal club domenica scorsa, Sarri ha rilasciato una conferenza stampa.

Juventus, la presentazione del nuovo allenatore bianconero. Sarri al suo fianco il ds Paratici. Le prime parole di Sarri: “Sono contento di essere qui oggi”.

Domanda al ds della Juventus Paratici: come mai i tempi cosi lunghi della trattativa?

“Avevamo le idee chiare dall’inizio. Tra grandi club bisogna rispettare i tempi. Voglio ringraziare il Chelsea e Marina” .

Qual è stata la sua sensazione quando è stato contattato dalla Juve?

“E’ stata una sensazione forte, ho visto la società determinata come mai mi era successo. Ho visto determinazione e compattezza nella dirigenza”.

Come motiva la sua scelta?

“Al Napoli ho dato tutto. Poi avevo un dubbio e ho deciso di fare un’esperienza bellissima in Premier League  per non passare dal Napoli a un’altra società italiana. La Juventus, miglior club italiano al momento, mi ha offerto l’opportunità di tornare in Italia. E’ il coronamento di carriera lunghissima”.

Pensa che sarà giudicato per quello che farà in Champions e cosa si aspetta?

“Mi aspetto di svegliarmi la mattina e studiare come vincere le partite. In Itali ala Juve è la favorita e ha l’obbligo di fare bene. In Champions l’obiettivo è di vincere, ma in Europa ci sono 8-9 squadre che hanno lo stesso obiettivo. Le responsabilità sono più forti in Italia. Quello europeo è un sogno da provare a conseguire con ferocia”.

A livello emozionale cosa le è tornato in mente del suo percorso?

“Se nel corso degli anni avessi avuto tutte le emozioni che mi sono state attribuite sarei morto d’infarto da tempo…. Non arrivo qui dopo aver allenato i dilettanti. Arrivo qui dal Chelsea, un altro grande club ma con meno storia. Essere alla Juve lo ritengo un grosso passo in avanti”.

Cosa prova ad allenare Ronaldo?

“E’ il top mondiale, ha quasi tutti i record che si possono avere nel calcio. Mi piacerebbe fargli battere altri”.

Nei suoi anni di Napoli ha indicato la Juve come un potere costituito…

“Ho vissuto 3 anni con il pensiero di battere la Juve perché eravamo in quel momento l’alternativa più credibile. Ho dato il 110% non ci siamo riusciti. Lo rifarei. Ma è un’avversità sportiva che adesso è finita. La mia professionalità mi porterà a dare il massimo per questa squadra”.

Ha parlato con qualche suo ex giocatore, in molti lo considerano come un traditore?

“Non voglio entrare in quelle che sono le dichiarazioni pubbliche dei giocatori. Io penso che nella vita ho rispettato tutti, ho dato sempre il 110%”.

Domanda a Paratici: con Sarri conta anche come la Juve vincerà?

“Conta vincere, siamo qui per questo. Non esiste una ricetta precisa per vincere. La scelta è stata fatta perché pensiamo che la spinta propulsiva che si era creata in questi anni poteva affievolirsi”.

Punterà sul 4-3-3?

“Non si parte dal modulo. Si deve capire quali giocatori sono adatti, conoscerli, parlarci e intorno ai giocatori più qualitativi costruire intorno il modulo. Ho fatto il 4-3-3, il 4-2-3-1, il 4-3-2-1. Al Chelsea avevo un 4-3-3 diverso da quello del Napoli. Bisogna avere le idee chiare su 2 o 3 giocatori che ci possono far fare la differenza e poi metterli nelle condizioni per farli esprimere al massimo. Il modulo sarà una conseguenza”.

Come pensa di superare lo scetticismo del popolo juventino?

“Arrivo con scetticismo come dappertutto. Arrivo a Empoli e sono scettici. Così come al Napoli e al Chelsea. E ora alla Juve. Vengo dalla storia mia. Per togliere lo scetticismo c’è un solo modo: vincere e convincere. Andare in campo per divertire e fare risultato”.

Cosa le piace di essere allenatore della Juventus?

“I club sono fatti di persone e al primo approccio mi ha colpito il fatto di vederli molto uniti tra di loro, compatti. E questo è importante perché lavori per un club ma il sentimento affettivo che ti porta a fare l’1% in più è il rapporto con le persone. A me sono bastate un paio di cene insieme a loro per capire che sono un gruppo forte per compattezza, determinazione e mentalità e questo mi piace molto”.

Cosa ha in mente per sfruttare al meglio CR7?

“Ho allenato il giocatore che ha fatto più gol in Serie A, mi piacerebbe averne due. Sarebbe una soddisfazione enorme”.

Dybala e Ronaldo possono giocare centravanti?

“Giocatori con quelle qualità possono giocare in qualsiasi ruolo. Poi possono cambiare le caratteristiche. Io nella mia carriera ho vinto poco, in categorie più basse. L’obiettivo di divertire in campo non è antitetico a quello di vincere. Una squadra che si diverte non può essere considerata frivola”.

A bordocampo tuta o giacca e cravatta?

“La tuta? Parlerò con la società, non ne abbiamo parlato. Io preferirei non andare con la divisa sociale, chiaramente fuori dal campo indosserò la divisa sociale, c’è scritto nel contratto, in campo vediamo. L’importante è che a questa età non mi mandino nudo…”.

Come sono cambiate le metodologie di allenamento da squadra a squadra?

“Cambiano le caratteristiche dei giocatori. era una squadra di giocatori al servizio della squadra. Il Chelsea ha giocatori tecnicamente superiori ma con caratteristiche diverse, quindi con meno fluidità ma lo stesso efficace e solida. Gli allenamenti vanno adattati al gruppo. La filosofia di gioco rimane la stessa ma bisogna avere la fluidità mentale di adattarla alle caratteristiche dei giocatori”.

A Napoli sei stato molto più di un allenatore. Cosa ti aspetti in Napoli-Juventus e che tipo di atteggiamento assumerà nei confronti dei cori razziali?

“Cambiando squadra non cambio idea. E’ giusto cambiare anche le partite. La mia idea di fondo rimane la stessa: è una manifestazione di un’inferiorità così netta che si respira negli stadi europei che mi sembra ora di dissociarci tutti e dire basta. Se esco dal San Paolo so che se mi applaudono è una manifestazione d’amore, se mi fischiano è una manifestazione d’amore. Uscirò volendogli bene come prima in un modo o in un altro”.

Conferma il viaggio per parlare con CR7? E se sì come lo spiega

“Non lo so, parleremo con Paratici nel pomeriggio. Probabilmente parlerò con 2 o 3 giocatori, per condividere idee, confrontarci, e capire anche cosa pensano di loro stessi e delle loro caratteristiche”.

Cosa l’ha convinta ad accettare subito la Juve?

“Ho la capacità di capire quando davanti ho persone con grande convinzione. E nella dirigenza della Juve l’ho vista. Mi hanno dato la convinzione che volessero me come allenatore”.

Domanda a Paratici: perché è scelto Sarri?

“Il gioco non è stato centrale nella motivazione di cambiare. Abbiamo scelto Sarri perché pensiamo sia il migliore allenatore per la Juventus in questo momento, come lo sono stati, nei rispettivi momenti, Conte e Allegri. Ha dimostrato grande qualità”.

Ha detto che parlerà con 2/3 giocatori. Uno è Ronaldo, gli altri?

“Bisogna partire dai giocatori talentuosi, che sono quelli che fanno la differenza: ad esempio CR7, Dybala e Douglas Costa e gli altri giocatori di talento, e costruirgli intorno”.

Ci può essere spazio per Higuain nella sua Juve?

“Al Pipita voglio molto bene. Dipende da lui. E’ giusto che io ascolti i dirigenti sui giocatori che sono già in rosa, visto che li conoscono meglio di me. La riterrei una mancanza di rispetto se volessi impormi su una questione che loro conoscono meglio di me”.

Farà qualche richiesta di mercato particolare?

“Vediamo quale sarà il nostro modulo di riferimento e valuteremo. Non sono uno che ama fare richieste sui nomi, ma sulle caratteristiche sì. Parlerò con Fabio, lui conosce i giocatori meglio di me, ha più competenza di me”.

Cosa le lascia in eredità Allegri?

“Un’eredità pesante perché sappiamo che vincere quello che ha vinto lui non sarà semplice. Ha fatto un percorso straordinario con risultati straordinari. Mi piacerebbe vedere nella squadra quello che Massimiliano gli ha dato, magari anche restare mezz’ora in difficoltà e poi in dieci minuti ribaltare la partita. A me è successo raramente ed è una gran cosa. Le squadre di Allegri, anche se le stavi schiacciando, avevi il retro pensiero che tanto alla fine si perdeva. Quindi era difficile da affrontare”.

Domanda ad Agnelli: Sarri è sempre stata la prima scelta della Juventus?

“Maurizio Sarri è sempre stato la prima scelta. Abbiamo cercato di fargli capire da subito che lo volevamo veramente”.

La sua reazione sul sentirti dire integralista?

“La definizione di “integralista” mi sembra esagerata. Negli ultimi anni sono partito con un modulo e ho concluso con un altro. Perciò…”.

Cos’è il Sarrimo?

“Ho letto sulla Treccani che è una filosofia calcistica e non solo. Io sono sempre stato questo. Per effetto dell’esperienza ho cambiato qualcosa nel modo di concepire il calcio, così come la vita. Spero di non aver cambiato i concetti di fondo che ho sempre avuto. Sono una persona diretta, forse anche troppo, e ciò porta a scontri, che sono però risolvibili. Di non risolvibile c’è solo il non detto”.

Tra i messaggi che ha ricevuto c’è stato anche un sms di De Laurentiis? Ha sentito Allegri e pensa di chiamarlo?

“Non ho sentito il presidente con il quale tutti pensano abbia un brutto rapporto, ma io Aurelio lo ringrazierò sempre. Penso che poche volte un napoletano tifoso del Napoli abbia allenato la sua squadra. E’ stato un regalo enorme e lo ringrazierò sempre. Poi possono esserci divergenze durante il percorso ma fa parte dei caratteri. Massimiliano non l’ho sentito, di solito d’estate a cena con amici comuni lo chiamiamo e ci scambiamo qualcosa. Per il momento non l’ho sentito, ho fatto un’estate difficile, spero di avere un paio di settimane per sentire anche lui, ma di solito è un ‘cazzeggio’, non parliamo di argomenti seri”.

Ha avuto occasione di parlare con Higuain? E può convivere con CR7?

“Con Gonzalo al momento non ho parlato dopo la festa post finale di Baku non l’ho più sentito. Come ho detto prima dovevo farmi le mie idee sulla Juve e su questo ambiente, sentire la società. Lui è un tesserato della Juventus e quando rientrerà avremo modo di parlarci. Gonzalo è un centravanti che per qualità tecnica può giocare con chiunque, non lo vedo un grandissimo problema. Io prima dicevo che dipende da Gonzalo perché la mia sensazione è che Gonzalo abbia vissuto male il post Juve e sia uscito un po’ scosso dalla Juventus e abbia fatto una stagione in cui, come sempre quando uno subisce un trauma emotivo, succede. Se ha una reazione forte è un ragazzo che ha l’età giusta per fare ancora due o tre anni di grande livello”.

Con il senno di poi rifarebbe le stesse cose contro la Juve? Ha pensato se le verrà concesso di essere sé stesso anche qui?

“Non so cosa sia lo stile Juve, io ieri mi sono trovato a cena con amici, non con etichette o differenze. Certe cose le ho detto, certe le ho sbagliate, altre sono state strumentalizzate.  Ho visto in questi una polemica sulle maglie a strisce che stanno strumentalizzando perché in realtà è una litigata con Orsato ed in realtà era dopo EmpoliMilan. La questione del dito è un errore da parte mia, una reazione esagerata che ho avuto, ma penso che fu ben spiegata anche nel post partita. Io andai in sala stampa e dissi che avevo fatto un brutto gesto, un eccesso di reazione nei confronti di 10-15-20 stupidi e non nei confronti della Juventus. Non ho niente contro i tifosi della Juve, sono stato sempre in panchina in mezzo ai tifosi, poi se in mezzo a 45.000 persone ci sono 20 stupidi che ti sputano e ti dicono terrone di m***a, dovevo non reagire, ma non li considero tifosi della Juventus”.

Qual è lo step che deve superare Bernardeschi per consacrarsi?

“Federico è un giocatore che mi piace, spesi parole belle per lui anche in Fiorentina-Napoli. Ha una grandissima qualità: la coordinazione. Gli manca un pizzico di continuità. E’ nel momento della sua carriera in cui deve specializzarsi”.

Si è fatto un’idea su dove deve migliorare la Juventus? In quale reparto per sposare la sua idea di calcio?

“Devo capire quanto attuare la mia filosofia e quanto lasciare alle caratteristiche dei giocatori. Io organizzo la squadra in 70 metri ma negli ultimi 30 si gioca su principi, lasciando libertà. Ogni squadra è un figlio diverso. Vediamo cosa viene fuori, vincere di più sarà impossibile, ma proviamo a continuare a vincere e divertire tutti. Se chiedete il mio parere vorrei vedere Pjanic toccare 150 palloni, ma bisogna vedere se si può mettere in condizione”.

Domanda per Paratici – Pogba e Rabiot sono possibilità concrete per la Juve?

“Sono due grandi giocatori. Pogba è un giocatore del Manchester United, gli vogliamo bene, l’abbiamo fatto crescere. Però è un giocatore dello United. Su Rabiot ci sono tante squadre, noi facciamo la nostra corsa, come su tutti i giocatori che abbiamo in testa, ci siamo confrontati con Maurizio poi arriveremo a prendere le decisioni più giuste”.


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(fonte: Skysport)