II parte. Cristiano Ronaldo e il calcio. Se vi siete persi la prima parte del racconto dell’infanzia di Cristiano Ronaldo visita: I parte Infanzia di Cristiano Ronaldo.

Di seguito la II parte della vita di Cristiano Ronaldo, spaventato dalla lontananza della sua famiglia.

II parte. Cristiano Ronaldo e la difficile vita da adolescente

Il passaggio allo Sporting cambiò la sua vita. A quei tempi ancora non c’era l’accademia della squadra, quindi Cristiano andò a vivere nel dormitorio dello Sporting dentro il vecchio stadio di Alvalade, vicino al campo di allenamento. C’erano sette stanze e una sala comune con l’unica televisione dell’edificio. Ronaldo divideva la stanza con altri tre ragazzi. “Erano molto semplici, con una scrivania, un armadio e una mensola ciascuno”, racconta Fábio Ferreira, uno dei compagni di stanza. La mensola di Ronaldo era vuota, l’unica cosa che aveva era una foto con la madre e i fratelli.

Cristiano e Fábio erano inseparabili, pranzavano e cenavano tutti i giorni al ristorante Tobisbar nella zona di Lumiar, che aveva un accordo con lo Sporting per non far pagare i giocatori. Una volta Ronaldo fu costretto a pagare per qualcosa che non aveva fatto: circondato da cinque ragazzi con coltelli, gli avevano chiesto se fosse stato lui ad aver picchiato un loro amico all’entrata della metropolitana qualche giorno prima.

Ronaldo giurò di non c’entrare niente, ma si prese lo stesso un pugno in faccia. Quello stesso pomeriggio prese un aereo per Funchal e per tutta la settimana sfoggiò la faccia gonfia e fu persino messo in castigo per essersi messo nei pasticci. “L’avevo picchiato io quel ragazzino. Eravamo molto simili, io e Cristiano avevamo i capelli ricci con un taglio a scodella, ci credevano tutti fratelli” svela Fábio Ferreira, che dopo una breve carriera nella seconda divisione in Portogallo e Spagna, lavora ora in un ristorante. Alla fine di ogni partita ancora oggi Fábio manda messaggi a Ronaldo per complimentarsi per la performance. E Cristiano risponde sempre.

I primi mesi furono molto difficili per Roni (come lo chiamavano da piccolo).

Tutti i giorni caricava la scheda del telefono per poter chiamare la famiglia da una cabina vicino allo stadio. Piangeva e implorava di poter tornare a casa, diceva che era molto triste e che non ce la faceva più a sopportare la nostalgia degli amici e dei fratelli. Dolores Aveiro gli diceva sempre che l’unica possibilità che aveva nella vita era di scommettere tutto sul calcio e che non poteva tornare a Madeira per nessuna ragione al mondo. Oltre a dover provvedere agli altri tre figli, il matrimonio con Dinis stava andando a rotoli per colpa del suo alcolismo cronico. Ronaldo era l’unico della famiglia che non sapeva della situazione sempre peggiore del padre. Continua … III parte-L’importanza di Leonel Pontes