Alessandro Florenzi:L’addio alla Roma è stato una botta.

Alessandro Florenzi

L’ex capitano giallorosso, Alessandro Florenzi, si racconta dalla Spagna a Casa Sky Sport: “Che colpo lasciare Trigoria. Il Valencia una scelta condivisa con Fonseca, uno dei migliori allenatori che ho avuto: ora voglio fare bene qui, ma non escludo il ritorno”

Alessandro Florenzi , ex capitano della Roma, è stato l’ultimo ospite di #CasaSkySport: “Mi alleno come posso, sono a casa come tutti. La Spagna è in condizioni molto simili all’Italia. Atalanta-Valencia la partita del contagio? Ringrazio la varicella: è arrivata al momento giusto. Sicuramente quell’incontro ha favorito la diffusione del virus. Mentre il ritorno è stato surreale, non so nemmeno se si sarebbe dovuto giocare”.

L’emergenza sanitaria è scoppiata dopo appena un mese con la nuova maglia: “Qui mi trovo molto bene. Il calcio spagnolo è leggermente più aperto, c’è la stessa passione ma non si vive come in Italia. Come a Roma. Un esempio? Per la trasferta contro il Getafe, alla stazione di Madrid abbiamo fatto la fila e il biglietto come tutti: a Termini sarebbe impensabile essere così liberi”.

E sull’addio alla capitale, dopo sette stagioni e mezzo, nessun dubbio: “Non sapevo quando, ma un’esperienza all’estero mi è sempre piaciuta. È stata una decisione presa d’accordo con Fonseca e anche Mancini mi ha spinto quando è arrivata questa possibilità. L’addio a Trigoria è stato comunque una botta. Se ritorno alla Roma? Intanto penso a dare il massimo qui a Valencia, poi si vedrà. Questo virus mi ha insegnato a vivere giorno per giorno. Ad apprezzare ogni momento del presente”.

Alessandro Florenzi: “Nessuno mai come Totti e De Rossi”

Tanti i videomessaggi per Florenzi, a partire da quello di Rudi Garcia: “Sarai sempre il mio coltellino svizzero”. “Una delle mie qualità, Rudi è uno sveglio e l’ha capito facendomi giocare sia terzino che alto a destra”. “E’ un allenatore molto spagnolo come gioco e ancora oggi abbiamo un grande rapporto.

Qual è il miglior Florenzi? Quello che gioca felice. Ma se sono in una squadra che propone calcio, oggi mi vedo molto bene come terzino”. Con tanti traguardi già tagliati: “I sogni non finiscono mai, ma quelli che avevo da bambino li ho realizzati tutti”, confessa Florenzi. “Volevo giocare a pallone, da capitano della squadra della mia città. Volevo giocare in Nazionale, facendo gol per queste formazioni.

 Mi mancano solo due cose: vincere qualcosa di importante e giocare il Mondiale“. E pazienza, se la sua strada e quella della Roma si sono separate: “Nessuno sarà mai come Totti e De Rossi. Da loro però ho imparato una grande cosa: la Roma viene prima di tutto. E io ho cercato di fare semplicemente questo, mettendo la Roma davanti a me”.

La Roma prima di tutto, Fonseca un top

Ho sempre fatto scelte di cuore, sia quando ho rifiutato le offerte di Juve e Inter, sia andando via. Non posso negare che per me è stata una botta lasciare Trigoria e le sue anime, cresciute insieme a me. Ma ho continuato ad allenarmi a duemila all’ora fino all’ultimo, rispettando i ruoli e senza dire una parola”. Anche a posteriori, nessuna polemica con chi l’ha messo alla porta: “Fonseca è uno dei più grandi allenatori che ho avuto: ci può stare che io non piaccia a lui in quel determinato ruolo. Con me è sempre stato molto schietto”.

“Barcellona e Liverpool all’Olimpico i miei ricordi più belli”

Poi tocca a Zaniolo salutare Alessandro Florenzi: “L’ho sempre preso sotto la mia ala protettiva”, Florenzi torna sulla rottura del crociato (doppia, nel suo caso) che accomuna i due giocatori. “Quello che ho passato io non è stato facile: quando ho visto un amico come lui fare quel movimento innaturale col ginocchio mi ha fatto ancora più male. Ho cercato di stargli vicino sempre. Poi si sa che è stato lui a boicottare l’Europeo…”.

E’ il momento degli highlights di Florenzi in giallorosso, il 3-0 contro il Barcellona: “Senza dubbio quella partita è il ricordo più bello che ho con la maglia della Roma, per quello che è significato. Insieme alla semifinale contro il Liverpool: anche se abbiamo perso, arrivare a quei livelli è un’emozione unica”.

Alessandro rispolvera quindi un aneddoto, legato a uno dei punti di forza di quella Roma: “In allenamento le partite finivano tutte 0-0: e allora ci dicevamo, ragazzi c’è qualcosa che non va in noi. Poi però guardiamo i due portieri: uno era Alisson, l’altro Szczesny. Allora ci è venuto il dubbio che fossero forti forti”.

Anche più di ter Stegen, a cui Florenzi segnò un fantastico gol da centrocampo: “Ma il mio preferito è quello contro l’Udinese“, stop a seguire e tocco di esterno al Friuli. E la corsa più bella, invece, gli è valsa un soprannome: “Già, Bello de nonna. Era la prima volta che veniva allo stadio”.

Florenzi promette il gol, che arriva puntuale e si scioglie in un abbraccio storico. “Vicino a lei mi sono sempre immaginato altre due persone, suo marito e l’altra nonna che non ci sono più. Ma di segnare, quello non me lo sarei mai immaginato. Né di correre davvero verso di lei. Un gesto istintivo, fatto molto bene. Anche se poi i giornalisti le hanno fatto passare dei mesi infernali”.

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